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La pineta di Villetta Barrea. La strage (annunciata) degli alberi. E una mobilitazione inaspettata

di Italia Libera   
La pineta di Villetta Barrea. La strage (annunciata) degli alberi. E una mobilitazione inaspettata

La motivazione sarebbe virtuosa (contrastare gli incendi) ma il prezzo – in termini naturalistici – è carissimo, e appare ingiustificabile. Proprio dal Parco nazionale d’Abruzzo che lo gestisce – e lo dovrebbe proteggere – è stato deciso di abbattere 3.410 alberi della Pineta Zappini, tra cui molti rari pini neri, autoctoni. Il piano di abbattimento è progettato nel comune di Villetta Barrea per creare una “zona di prevenzione degli incendi”. Un anno fa, con l’intervento anche di “Italia Libera”, il pericolo sembrò scongiurato. Ora ci risiamo, l’Ente ripropone la “strage degli alberi”. La comunità locale (e questa è una novità) è insorta, intellettuali come Dacia Maraini ed esponenti della comunità scientifica hanno firmato un appello per scongiurare la decisione, e anche la Soprintendenza ai Beni culturali – che per legge deve essere coinvolta – ha dichiarato di non aver mai autorizzato l’abbattimento dei rari pini neri

L’articolo di COSIMO GRAZIANI

NEL PARCO NAZIONALE di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnlam) continua a tenere banco la decisione di voler abbattere tremila quattrocentodieci alberi della Pineta Zappini nel comune di Villetta Barrea, in provincia di L’Aquila. Si tratta di una zona del Pnlam caratterizzata dalla presenza di una specie autoctona di pino – il pino nero – che secondo le direttive dell’ente che dirige il parco dovrebbe essere abbattuta per creare una zona di prevenzione per gli incendi boschivi.

Per prevenire gli incedi boschivi uno dei metodi utilizzati è l’abbattimento degli alberi che può essere fatto in due modi: o eliminando gli arbusti più vecchi e secchi – tralasciando quelli più giovani – per evitare che questi possano alimentare le fiamme, o abbattere strisce di alberi – detto in gergo tecnico diradamento antincendio – che al momento dell’incendio blocchino il diffondersi delle fiamme. In ogni caso si tratta di una situazione in cui bisogna selezionare quali alberi rimuovere e quali no.

Ben sappiamo che il tema degli incendi estivi è una piaga che colpisce stagionalmente in nostro Paese e non solo; e lo scorso anno neanche il Pnalm è stato risparmiato, visto che tra giugno e luglio il versante laziale – in particolare la Val di Comino – fu danneggiato da un rogo durato più di cinque giorni. Spesso le cause degli incedi sono di natura dolosa o per l’incuria: la presenza di rifiuti o un mozzicone di sigaretta combinati con il caldo afoso e gli arbusti secchi possono dare inizio a situazioni difficilissime da domare.

È forse a causa della situazione vissuta lo scorso anno che a settembre l’ente Parco ha deciso per l’abbattimento della pineta. La mobilitazione è partita subito – “Italia Libera” è stata fin da subito in prima linea contro la decisione  e la scrittrice Dacia Maraini ha pubblicato sul “Corriere della Sera” un appello firmato da molti esponenti della comunità scientifica per la salvaguardia della Pineta. Con un elemento inaspettato quanto decisivo per bloccare la decisione: per la prima volta dalla creazione del Parco nazionale la popolazione locale si è espressa contro l’abbattimento di una zona interna dell’area protetta. Anche la Soprintendenza ai beni culturali dell’Aquila, che per legge deve essere coinvolta in questo tipo di decisioni, ha dichiarato di non aver mai autorizzato l’abbattimento dei rari pini.

La Pineta Zappini è una delle zone di protezione integrali, una delle aree più rilevanti del Parco nazionale per fattori biologici, idrologici, morfologici e paesaggistici in cui teoricamente non è possibile modificare la morfologia del territorio, costruire qualsiasi tipo di edificio e prelevare specie vegetali da utilizzare a scopi economici. Per comprendere meglio l’importanza della Pineta va precisato che il Pnalm differenzia altre tre zone all’interno del suo territorio: la riserva generale orientata, l’area di protezione e l’area di promozione economica e sociale, nelle quali sono permesse attività sempre più ampie a seconda della classificazione.

A rendere più fosca la decisione dell’Ente vi è anche la destinazione del legno prelevato: andrebbe infatti ad alimentare un impianto a biomasse, una tecnologia alquanto inquinante che renderebbe tutta la faccenda una vera beffa per il Parco, i suoi preziosi ecosistemi e la popolazione, visto l’aumento dell’inquinamento e la perdita di alberi che lo possono ridurre– oltre a prevenire altri tipi di disastri ambientali. Se davvero il legname finisse in un impianto simile si andrebbe a violare la destinazione della zona, forse creando un preoccupante precedente per tutto il Parco nazionale: vi è il sospetto che oltre alla attività turistica si voglia creare, col Parco e nel Parco, una nuova filiera di produzione di legname. Un controsenso e un vero e proprio cortocircuito nella concezione di “parco nazionale”, cheta lo scopo di proteggere la biodiversità, la fauna, i paesaggi e in maniera neanche troppo indiretta la vita stessa della popolazione.

Si può pensare a difendere l’ambiente mutilando l’ambiente stesso? Il quesito sta al centro di tutta l’emergenza ambientale e climatica che colpisce il nostro pianeta. Se la questione della Pineta Zappini, in cui il nostro giornale ribadisce la più ferma contrarietà al suo abbattimento e la vicinanza alla popolazione che protesta, fosse quella della difesa dagli incendi dovremmo allora soffermarci su come realizzare le misure di prevenzione e sul ruolo della responsabilità civile di ogni cittadino. Se invece nell’amministrazione del Parco l’idea fosse davvero quella di voler sfruttare le preziose riserve naturali per fini economici, ci sarebbe da preoccuparsi per il futuro dei parchi naturali nel nostro Paese. Essi esisterebbero solo sulla carta per scomparire nella realtà se venissero gestiti con interessi diversi da quelli della protezione ambientale. Uno scenario non molto remoto, visto che nel nostro Paese la tutela dell’ambiente e della biodiversità sembrano essere meno importanti di uno sviluppo economico dettato dalla fretta di far ripartire l’economia e di fronteggiare le sfide della transizione energetica purchessia. In questo senso la questione della Pineta Zappini è un campanello d’allarme sociale e politico al quale non dobbiamo abituarci e che ci deve preparare ad altre situazioni simili in tutto il Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Italia Libera   

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