La pandemia finirà "gradualmente e in modo non uniforme". Ma prima dovremo abituarci a lei: ecco perché

Uno studio rivela che come per le epidemie del passato a un certo punto impareremo a conviverci e torneremo alla normalità. Ma c'è una differenza

Foto Ansa
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Tutti ci pensano e si chiedono se e quando finirà la pandemia che, variante dopo variante, continua a condizionare pesantemente le nostre vite. Ma come già accaduto in passato per altri virus anche questo passerà: la domanda che resta senza risposta è con quale modalità. Sembra sicuro che non ci sarà il raggiungimento dell'immunità di gregge o una dichiarazione che ufficialmente decreterà la fine della pandemia, ma "avverrà gradualmente e in modo non uniforme". Secondo una ricerca dagli scienziati David Robertson della Princeton University e Peter Doshi dell'Università del Mariland non avverrà niente di diverso rispetto a quanto già accaduto nel 1918 con l'influenza spagnola, nel 1957 con l'asiatica e nel 1968 con l'influenza di Hong Kong. 

Nelle ultime settimane sono stati diversi gli studiosi che hanno azzardato una previsione sulla fine della pandemia, indicando l'uscita proprio per il 2022, anno in corso. A dare la svolta, l'arrivo di Omicron, una variante particolarmente virulenta che fa salire i casi ma dà sintomi lievi e poche ospedalizzazioni. La vaccinazione della gran parte della popolazione nei paesi occidentali, si aggiunga, sembra poi fare la differenza. L'arrivo dei farmaci antivirali, che potranno modificare la situazione come è avvenuto per l’HIV e l’epatite C, completano il quadro degli elementi a favore. 

La fine della pandemia è una questione sociologica

Ma secondo i due scienziati che hanno condotto lo studio pubblicato sul British Medical Journal la risposta attendibile bisogna andare a cercarla nell'analisi dei dati relativi alle passate epidemie, almeno di quelle di cui si ha memoria documentata. "La fine della pandemia - spiegano Robertson e Doshi - è più una questione di esperienza vissuta, quindi è più un fenomeno sociologico che biologico". La ragione va cercata nel tipo di epidemia, come quelle virali respiratorie che solitamente non finiscono "in un modo tale da essere visualizzate su un pannello. Lungi dall'essere una 'fine' drammatica - proseguono i due ricercatori -, le pandemie svaniscono gradualmente mentre la società si adatta a convivere con il nuovo agente patogeno e la vita sociale torna alla normalità".

Che significa, secondo gli studiosi, che "in questo periodo straordinario in cui la vita sociale è stata capovolta, la pandemia di Covid-19 sarà finita quando spegneremo i nostri schermi e decideremo che altre questioni meritano ancora una volta la nostra attenzione. A differenza del suo inizio, la fine della pandemia non sarà trasmessa", insistono. Ma c'è una differenza tra la pandemia da Covid 19 e le altre che l'hanno preceduta: questa pandemia è "unica" perché ha prodotto "un'interruzione senza precedenti della vita sociale" legandola strettamente a "metriche epidemiologiche" che ne hanno condizionato inesorabilmente l'interruzione e la ripresa.